Gli ultimi articoli sono stati di stampo fashion in quanto presso la sede bolognese di IAAD University of Design si è sperimentata l’attività di raccolta dati e ricerca di mercato. Tale compito è stato svolto all’interno della materia di Marketing per la moda. Questa operazione si è rivelata decisamente performante al punto da rendere smart un concetto complicato, come la comprensione e l’analisi dei dati di mercato.

Dati e ricerche sono la prova concreta che in ambito marketing i numeri hanno ancora una valenza maggiore rispetto alle sole parole e anche la migliore filosofia, se non seguita dalla prova documentaria, rimane astratta e potenzialmente attaccabile.

Francesca Coronas è la figura che ci presenta un report realizzato in ambito sanitario. Dalla sua attività di ricerca emergono dati significativi e tendenze legate alla scarsa consapevolezza di beni e materiali che vengono a contatto con il nostro corpo. Almeno il 30% della popolazione italiana soffre di allergie causate da tessuti sintetici. La maggior parte delle persone non reputa che un capo di abbigliamento possa nuocere alla salute e ciò giustifica la nascita di negozi, catene e store che commercializzano prodotti economici, spesso realizzati con fibre sintetiche.

Quanto costa in termini di salute un capo che può provocare allergie al nostro organismo?  Molto di più di quello che pensiamo.

Le fibre sintetiche come acrilico, poliestere e nylon vengono usate per il loro basso costo e la loro resistenza. Queste sono formate da sostanze tutt'altro che sane, come petrolio e derivati che in un secondo momento subiscono trasformazioni chimico-fisiche - chiamate finissaggi - per farle aderire meglio al nostro corpo. Il loro più grande problema è che impediscono la traspirazione del corpo: il sudore ristagna sulla pelle, la fa irritare e favorisce la comparsa dell’allergia, oltre a dare la sensazione di “unto e appiciccaticcio”.

Tali sostanze provocano un accumulo di carica elettrostatica positiva, fenomeno che si verifica quando togliendo un indumento sintetico, i peli della pelle e i capelli si elettrizzano, o quando togliendo un indumento lo si sente crepitare.

Altra tematica da considerare è la grande famiglia dei coloranti. All’interno dei tessuti le sostanze che danno problemi maggiori sono proprio queste ultime. Quando il corpo suda, e l’abbigliamento sintetico fa sudare molto di più, l’umidità che si crea entra in contatto con i coloranti dei tessuti che vengono trasferiti sulla pelle. Nel corso degli anni si sono verificati aumenti di casi di forti allergie e disturbi alla pelle, come ad esempio la Dermatite atopica, l'Orticaria da pressione e la Follicolite.

Sempre Coronas ci offre una soluzione su tutte: modificare la scelta d’acquisto e come esempio di spesa virtuosa cita i prodotti con un ridotto impatto ambientale come FAIRTRADE. Le organizzazioni che producono cotone certificato Fairtrade sono 22, localizzate soprattutto in India e Africa centrale e occidentale. La particolarità è che  questo prodotto presenta un'elevata qualità della fibra e un ridotto impatto ambientale delle coltivazioni. Altro punto di forza è la certificazione bio.

Tra le diverse aziende produttrici di abbigliamento bio, Francesca Coronas ci segnala le seguenti: DEDICATED, specializzata in streetwear sostenibile, LITTLE GREEN qualificata nella produzione di abbigliamento per bambini e infine COMAZO, competente nella produzione di lingerie e intimo.

Se la moda ha una notevole responsabilità, Coronas mette in luce anche il ruolo della medicina, autrice a sua volta di falle nel sistema educativo e preventivo. Oltre ad invitarla a trovare soluzioni innovative con la speranza di risolvere questo problema, sarebbe utile una maggiore formazione rispetto alla scarsa educazione della classe medica e dermatologica su tale tematica.

A seguito di questo rapporto accademico instauratosi con IAAD abbiamo notato quanto le nuove generazioni siano affamate di conoscenza. Ogni giorno ognuno di noi svolge attività di ricerca in numerosi e diversi ambiti, senza - spesso - esserne consapevole. Tale rapporto ha permesso di divulgare una cultura progettuale ancora non pienamente conosciuta, o in altri casi, data per scontata; Brix Smart Research ha avuto la possibilità di comunicare anche la rivoluzione culturale che ha adottato con i suoi servizi ricerca, arrivando a renderli smart, modulari e alla portata di tutte le tasche.

Per contattare e ricevere informazioni dallo staff Brix, basta inviare una e-mail a info@brix-research.com indicando bisogni e desideri.

Al prossimo articolo!