I robot, nostri cugini elettronici, sono reali e presenti. Il cyberspazio è diventato non luogo, non è più una visione appartenente a registi e fumettisti. Sono attorno a noi, cantava Frankie Hi-NRG diversi anni fa. 

Che siano Chatbot programmati per le relazioni con i clienti o robot produttivi all'interno di fabbriche, la loro crescita sta cambiando la divulgazione di informazioni e servizi e la domanda dell'offerta del lavoro. Per dare i numeri, nell’industria del Vecchio Continente sono presenti due robot ogni mille operai. Dalla parte opposta, nella patria del Sollevante, i numeri sono in crescita: Pechino vorrebbe avere il primato e per raggiungere tale obiettivo sta pianificando azioni che possano permetterle di sorpassare l'Europa. Bruxelles, come risposta, attua una difesa attraverso i Supercomputer. Tutto questo ricorda legioni di robot stile Star Wars, prepararsi per la guerra a suon di bit.

La Stampa ricorda che l'industria mondiale nel 2019 potrà contare su 2,6 milioni di robot  - ed oltre - per usare le parole del BOT più conosciuto degli ultimi 15 anni: Buzz Lightyear. Tale numero, per fare un esempio quantitativo, equivale al doppio degli abitanti di Milano.

Per avere maggiore chiarezza in questo ambito, abbiamo avuto la fortuna di dialogare con Michele Rocchetta, ricercatore ed esperto del settore.

D: Parlare di Robot equivale a parlare di rivoluzione produttiva e organizzativa. Sei d'accordo?

R: Il mondo della produzione, ma anche quello della logistica, è in profonda rivoluzione. L'avvento e la diffusione dei robot, già presenti ad esempio nel comparto automotive e in via di diffusione in tutta la manifattura, trasformeranno senza dubbio il mondo del lavoro. Questa trasformazione di fatto, sta già avvenendo sotto ai nostri occhi in maniera più o meno silenziosa.

D: Questo porterà a tagli di teste, o darà la possibilità ai lavoratori "uomini e donne", di poter sviluppare il loro lato umano a 360°?

R: Quello che ci si prefigura è una corsa a riconfigurare il bagaglio delle competenze richieste ai lavoratori per rimanere sul mercato, con tutte le incognite del caso. Il rischio è che alcune categorie possano perdere terreno e ritrovarsi in crisi di impiego. L'opportunità è quella di aprirsi a nuove attività e mansioni in grado di garantire la permanenza nel mercato del lavoro attivo.

La robotizzazione, come suggerito dalla domanda, porta anche a un miglioramento della qualità della vita, permettendo un innalzamento delle tutele in fatto di sicurezza e un miglioramento delle condizioni di lavoro per alcune categorie.

D: Citando Longanesi, "I buoni sentimenti promuovono sempre ottimi affari". Sarà la volta di un nuovo connubio di umanesimo e tecnologia? Uno spazio dove uomo e robot possano trovarsi al centro di ogni processo creativo e produttivo?

R: Il mondo della ricerca esprime tanti numeri e dati, relativi alla penetrazione dei robot nelle attività produttive. Parla di gara all'automazione tra i colossi che agiscono a livello planetario. Spesso i sentimenti non hanno posto in sede di planning. Spesso si sentono domande molto diverse tra loro, cha in genere hanno lo scopo di aumentare ansie e generare dubbi. Chi si occuperà dei sentimenti dei lavoratori e delle piccole e medie imprese? Queste realtà sono in grado di affrontare le sfide del futuro? Sono consapevoli che il loro presente è in trasformazione oppure vivono come "sotto il vulcano", cercando di ignorare la situazione? A tutti questi dubbi e domande, siamo noi stessi ricercatori a poter dare risposta. Generalmente attraverso azioni di raccolta e normalizzazione di informazioni, che non esistono nelle banche dati esistenti, ma solo nella testa e nel cuore delle persone. In questa ottica, il connubio tra umanesimo e tecnologia è sicuramente presente.

D: Quindi il settore ricerca gioca un ruolo decisivo in questa partita. Lei è pronto per questa sfida?

R: Senza interrogativi il mio lavoro non esisterebbe, perciò mi sento di dire che sono pronto. Non basta conoscere chi produrrà più congegni o chi li metterà in linea, occorre capire come la società reagirà a questa inevitabile rivoluzione. Abbiamo bisogno di individui capaci di sciogliere le tensioni, comunicare e gestire le trasformazioni. Tutti gli istituti di ricerca giocano un ruolo da protagonisti e spero che i colleghi siano consapevoli. Tra le realtà italiane, Brix Smart Research è sicuramente la realtà più audace e pronta per questa sfida cognitiva. Ora mi permetta una domanda: i decisori, gli amministratori, i politici e le aziende, sono pronti secondo lei?

Abbiamo risposto con un sorriso, comprendendo la provocazione e riconoscendone la validità.

Tocca a voi: siete pronti per questa sfida?