Riprendiamo il dialogo nato con IAAD University of Design, partito dal desiderio di offrire agli studenti iscritti al corso di laurea in Textile & Fashion Design, una conoscenza sul campo delle tematiche legate alle ricerche di mercato, alla raccolta e analisi dati.

Durante le lezioni di Marketing della moda sono state affrontate le 7P del marketing e il marketing funnel. Percezione, ovvero la settima P che indica l’evidenza fisica, ha spinto numerosi futuri progettisti del settore fashion a sperimentare la raccolta e analisi dati a favore del sostegno di tesi e strategie marketing virtuose.

Ci siamo lasciati con un articolo nel quale avevamo anticipato i report di alcuni neo-ricercatori; segue la condivisione della ricerca di Nadia Ghirri, realizzata sulla realtà ASOS.

Nel 2019 quattro miliardi di persone hanno accesso ad internet e quasi la metà di essi acquistano beni sulle varie piattaforme di e-commerce. Uno dei pionieri, nell’ambito abbigliamento e accessori è l’indiscusso ASOS, nato nel Regno unito da Anders Holch Povlsen. Dal 2000, anno del suo debutto, la piattaforma ha venduto oltre 70,000 prodotti con marchi autonomi, globali e locali ed offre un servizio di spedizione gratuita in 234 paesi. ASOS ha siti web localizzati per Regno Unito, Stati Uniti, Francia, Germania, Spagna, Italia, Australia,Russia e Cina, attirando ogni mese 29.5 milioni di utenti.

A seguito del costante aumento delle vendite, l’azienda ha recentemente attuato strategie in ambito prodotto e si è occupata anche della diminuzione dell’impatto ambientale.

La sua strategia di sourcing atta a proporre ai clienti prodotti sempre più rispettosi di

persone, animali e del pianeta, si concentra su tre aree di chiave: commercio etico, approvviggionamento sostenibile e benessere degli animali.

Per quanto riguarda l’approvvigionamento sostenibile e il benessere animale, l’azineda dal utilizza il 71% in più di cotone sostenibile dall’anno 2017.

Si ricorda inoltre che tutte le fibre utilizzate nei marchi distribuiti dal ASOS provengono da fonti sostenibili. Questo indica un’accurata scelta dei clienti, azione traducibile con il termine “strategia di commercio etico”.

In relazione al benessere degli animali, l’azienda supporta la creazione di prodotti con elementi naturali derivati da decessi degli animali stessi, come piume di osso, corna, conchiglie e denti. Tale scelta dimostra la totale tutela dell’animale in vita, recuperando il “materiale di scarto” mediante la produzione di nuove merci.

Purtroppo tale attività è già praticata su animali vivi e questa strategia del brand potrebbe diffondere una maggiore consapevolezza nella richiesta e selezione delle merci da parte del grande pubblico dei consumatori. In previsione a “possibili scenari”, una conseguenza potrebbe essere la divulgazione di una maggiore responsabilità etica da parte dei consumatori.

Vi siete mai chiesti quanto le vostre strategie siano realmente efficaci agli occhi dei clienti? Noi sì. Per misurare la validità di un processo marketing, di una strategia di comunicazione e/o di business, abbiamo pensato ad una ricerca di mercato rivolta direttamente alla misurazione del grado di soddisfazione del cliente. Tale soddisfazione potrebbe essere misurata sia prima che dopo il lancio di un prodotto o servizio; partendo da una cifra di 700 euro è possibile usufruire di moduli di ricerca popular e alla portata di tutte le tasche, utili per monitorare il livello di fidelizzazione e coinvolgimento del cliente.

Per chi volesse replicare questa strategia di business unita all’analisi di dati ricerca, è possibile scrivere una e-mail a info@brix-research.com indicando bisogni e desideri.

 

Articolo a cura di Fabiana Ielacqua – redazione Brix Smart Research