Alla sede milanese del Touring Club Italiano, a seguito del Rapporto sul turismo enogastronomico italiano 2019 emerge un +48% della crescita dell’interesse per viaggi con esperienze culinarie e wine, con particolare coinvolgimento da parte dei millennials. Il cliente, sempre più giovane, entra in azienda non solo attraverso le quote societarie e il luogo produttivo diventa spazio strategico per il marketing esperienziale, connesso in maniera sempre maggiore con il web marketing e il social media marketing.

I recenti studi di World Food Travel Association e dell’Università di Bergamo dimostrano che tali buone strategie aiutano alla diffusione delle eccellenze italiane e alla condivisione di nuovi e vecchi brand.

I dati ricerca indicano un forte aumento - pari ad un valore del 98% - di turisti italiani che dal 2016 al 2018 hanno partecipato ad attività del genere, con una crescita delle visite presso le aziende agricole, rispetto alle cantine. Le visite presso aziende, fabbriche e cantine erano gratuite perché finalizzate alla vendita di beni produttivi, mentre oggi si sta diffondendo la prassi della richiesta di una quota in denaro per poter accedere ai luoghi di produzione, come dimostrano la crescita di pacchetti turistici, guide e viaggi organizzati.

Il turismo enogastronomico aumenta il fatturato della nostra nazione e parallelamente si sviluppa la crescita del turismo misterioso, fatto di clienti competitor pronti a raccogliere dati e strategie per migliorare - a loro volta - la loro attività produttiva.

Ciò che prima accadeva nel settore del wine, ora sta accadendo anche nel settore del food, con un aumento esponenziale delle normative igienico-sanitarie; i percorsi per assistere alla produzione, le visite nei laboratori e la partecipazione ai corsi, permettono di conoscere i segreti del mestiere e i punti di forza delle differenti realtà commerciali. Grazie a questa offerta di servizi entrano in gioco i mystery client, clienti misteriosi che entrano in aziende, fabbriche, fattorie e cantine, studiano la percezione del servizio, del prodotto, le buone maniere oltre che l’indice di gradimento dei clienti.

Tali figure, estremamente preziose, sono i nuovi ricercatori di dati e tendenze.

Questi clienti non lavorano all’interno dell’azienda ma possono essere reclutati dalla medesima per migliorare la performance di un prodotto o la qualità di un servizio, o al contrario, potrebbero essere invitati a studiare le buone strategie degli avversari.

In effetti, in oriente il termine “andare al lavoro” è  traducibile con l’espressione “andare in guerra” e su ogni palcoscenico, i buoni esempi trascinano.

Qualcuno potrebbe chiamarlo spionaggio industriale e abbracciando questa visione, in un periodo storico nel quale si diffondono condivisioni, diari social e realtà aumentata, tutti potremmo essere definiti spioni o stalker.

Noi preferiamo chiamarla nuova modalità di ricerca e raccolta dati mediante un’esperienza. Basti pensare alla diffusione di programmi televisivi come “Boss in incognito”, per avvertire l’estremo bisogno della reale conoscenza e percezione di un prodotto o di una realtà produttiva da parte delle persone che vivono quell’ambiente o che utilizzano quel determinato bene e/ o servizio. In aumento i casi dove i “boss” diventano clienti misteriosi all’interno della loro stessa azienda, col fine di conoscerne i punti di forza e debolezza e lavorare su di essi per un continuo miglioramento.

Articolo a cura di Fabiana Ielacqua – redazione Brix Smart Research