Cosa significa umanità digitale in un mondo di reti e connessioni virtuali?

La risposta emerge da un’analisi dei bisogni dell’uomo dall’antichità ad oggi. Dalla piramide di Maslow a quella di Cosma sono passati 50 anni di cambiamenti sociali e stili di vita. Cosma è un aggiornamento dei bisogni definiti da Maslow, non la sua sostituzione; si compone di cinque livelli:

  1. Connessione: il bisogno di essere connesso corrisponde al primo livello della piramide di Maslow identificato con i bisogni fisiologici, o primari, dell’uomo. Oggi connetterci e connettersi è diventato indispensabile.
  2. Orientamento:nell’era dell’informazione e della comunicazione, il senso di sicurezza (quindi il soddisfacimento del bisogno omonimo) ci viene dato dall’orientamento sensoriale garantito da tecnologie quali ad esempio il GPS, le e-mail, le chiavi di memoria USB, che ci orientano e ci aiutano nell’organizzazione.
  3. Socialità: oggi le comunità non sono solo locali ma globali. Gli strumenti informatici ci permettono di connetterci con il resto del mondo. Il bisogno di appartenenza di Maslow trova quindi il suo connettivo nel bisogno di socialità. Strumenti come i Social Netwok(Facebook ecc.) ci permettono di non sentirci soli nella rete. Perfino le game consolecome la Xbox360 della Microsoft, la Nintendo Wii e la PlayStation3 della Sony, permettono oggi di interconnettere giocatori, così come i giochi on-line progettati per sfidare sconosciuti in tempo reale.
  4. Medialità: il bisogno edonistico di essere visibili e di partecipare attivamente al flusso d’informazioni online (bloggerYoutube ecc) è collegabile al bisogno di stima formulato da Maslow.
  5. Autocelebrazione: esso viene soddisfatto attraverso il possesso di strumenti ad alta tecnologia, come ad esempio l’Iphone. Queste apparecchiature garantiscono un senso di appagamento e di realizzazione oltre al mero piacere derivante dal loro utilizzo.

Il cambiamento della qualità e degli stili di vita ha portato alla nascita di nuovi bisogni, i quali confermano la forte presenza di una componente tecnologica nel quotidiano. Dalle ricerche di mercato di note realtà di management, già dall’anno 2017 emergeva la tendenza di un maggiore impiego delle macchine nel mondo del lavoro.

Il mantra era: “il 59% dei lavori sarà sostituito dalle macchine”.

Seguì e prosegue tuttora, una presa di coscienza: è possibile rendere umano il lavoro digitale? La risposta è tanto ovvia quanto disarmante: è possibile solo mediante una progettazione che possa renderci umani.

Human Design o human centered design, sono solo due esempi dell’universo della progettazione: mediante test, analisi dati e confronti con gli utenti, i designers progettano e studiano soluzioni creative per il miglioramento della vita delle collettività.

Si conferisce umanità al digitale anche attraverso la capacità dell’uomo di utilizzare il pensiero laterale, l’area creativa tipica dei bambini, per la soluzione di problemi.

L’uomo è chiamato a coltivare “l’area creativa del cervello” per tutta la vita, al fine di creare valore nella società.

Altro punto, ma non meno importante è la capacità di unire alla tecnologia il fattore umano per diffondere la pace; conosciuto con il termine empowerment, vede tra i massimi sostenitori di tale teoria l’umanista Daisaku Ikeda, Presidente buddista dell’organizzazione Soka Gakkai. Con il desiderio di diffondere umanità attraverso la religione e gli strumenti digitali, Ikeda si adopera per la fondazione di istituti di ricerca sulla pace e sull’educazione in diverse parti del mondo.

La nuova edizione di Milano Design Week 2019 è in linea con questi ideali e propone la tematica di digital humanity come uno degli argomenti centrali della manifestazione. Nel contenitore milanese, dall’8 al 14 aprile sarà possibile conoscere diversi contributi su tale tematica e tra i tanti, ricordiamo la realizzazione di digital novel a scopo educativo e preventivo. Lo stato sembra essere all’oscuro di tali problemi e in risposta, progettisti, università e istituti di ricerca si sono attivati per aiutare le persone a capire i rischi delle nuove tecnologie.

Anche Brix contribuisce a tali pratiche virtuose mediante i servizi presenti all’interno dell’area “opinioni e innovazione”.

Per conoscere  i benefici derivati dall’attività di ricerca Brix Smart Research, segnaliamo l’area “Casi di Successo” (https://www.brix-research.com/casi-di-successo).

Ricordiamo che per la condivisone dei progetti innovativi messi in atto da qualsiasi tipo di attività di ricerca, è possibile inviare una e-mail a info@brix-research.com; uno staff di ricercatori sarà a disposizione per la risoluzione di eventuali bisogni e necessità.

Articolo a cura di Fabiana Ielacqua – redazione Brix Smart Research